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La Storia della Regione Marche ... dagli albori alla modernità

« Le Marche Non sono una regione, semmai quattro province. E non sono nemmeno quattro provincie: semmai duecentocinquantasei torri comunali. [...] Di veramente omogeneo, nelle Marche, non c'è quasi niente. Forse soltanto il nome, che però, essendo al plurale, già allude al molteplice. » (Giancarlo Liuti)

Durante la preistoria il territorio marchigiano era scarsamente abitato. I pochi resti giunti fino attestano le prime popolazioni di cacciatori nel Paleolitico inferiore le quali abitavano in grotte naturali. Dopo l'ultima glaciazione, nel 5000 a.C circa, le popolazioni iniziano a coltivare la terra ed allevare bestiame; sapeva navigare a vista e questo gli permise di iniziare la pesca. Dall'età del bronzo gli insediamenti iniziano a raggiungere una maggiore consistenza che porterà alla nascita della "civiltà appenninica" con scambi verso l'Umbria e la Dalmazia; a questo periodo risalgono le più antiche sepolture ritrovate.

Nel X secolo a.C. un importante popolazione abitava la parte meridionale della regione ed il nord Abruzzo, i Piceni. Il loro simbolo sacro, il picchio, è alla base dell'attuale bandiera della Regione. Il massimo splendore lo raggiunsero nel VII-VI secolo a.C.. Anche se erano divisi in tribù, due erano i centri maggiori: Novilara e Belmonte.

Nella parte nord della regione, già occupata in parte dagli Umbri, si insediarono nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, con capitale Senigallia.

Nel 310 a.C. i Romani avevano stabilito un primo contatto con le genti delle future Marche tramite un foedus aequum che interessò i Camerti. Di lì a pochi anni (299 a.C.), strinsero un'alleanza con i Piceni contro i popoli delle regioni limitrofe. In questo contesto sconfissero i Senoni nella battaglia di Sentino (295 a.C.) e sottomisero poi i Pretuzi. Ma nel 269 a.C. i Piceni si trovarono accerchiati e mossero guerra a Roma. La conseguente sconfitta di Ascoli (268 a.C.) consegnò definitivamente la regione ai Romani, restando libere formalmente soltanto Ascoli stessa e Ancona. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie a Firmum (264 a.C.), Aesis (247 a.C.), Potentia e Pisaurum (184 a.C.), Auximum (157 a.C.). Con la Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno Viritim Dividundo (232 a.C.) molti cives si trasferirono nel nord della regione e, in capo a un decennio, vi fu portata la Via Flaminia (220 a.C.).

Il territorio regionale venne diviso fra la Regio V Picenum e la Regio VI Umbria. Una battaglia decisiva dei Romani durante la seconda guerra punica fu la battaglia del Metauro. Durante questo periodo furono costruite opere difensive, come le mura di Osimo, infrastrutture, come la via Flaminia, la Salaria e la galleria del Furlo, teatri, come a Falerone, porti ed acquedotti. Strutture onorarie come la Porta di Fano e l'Arco di Traiano.

Il Medioevo

Negli ultimi anni del dominio romano le condizioni di vita si erano fatte molto pesanti, per questo la maggior parte della popolazione si era trasferita in altre zone d'Italia. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, la prima invasione fu da parte degli Eruli guidati da Odoacre, che si stanziarono nel Piceno. Ma l'insediamento maggiore fu degli Ostrogoti, in particolar modo ad Osimo. I Visigoti distrussero Ostra, Suasa ed Urbisaglia. Tra il 535 ed il 553 d.C., durante la guerra gotico-bizantina, il territorio marchigiano fu dapprima conquistato dai bizantini, a parte Osimo ed Urbino; ma poi, dal 541 al 544 i Goti recuperarono gran parte delle città, a parte Ancona e Ravenna. Nel 552 l'esercito bizantino riuscì comunque a sconfiggere definitivamente i Goti e tutta L'Italia ricade sotto l'autorità di Giustiniano.

Nel 568 ci fu l'invasione dei Longobardi che occuparono la parte meridionale della regione sotto il Ducato di Spoleto con le due marche di Camerino e Fermo. La parte Nord, invece, rimase sotto l'Impero bizantino che costituì due pentapoli: la pentapoli annonaria (Cagli, Fossombrone, Gubbio, Jesi, ed Urbino) e la pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini, Senigallia).

La situazione tranquilla fino al 728 quando i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli ed Osimo, ed altre città fino al 773 quando l'esercito franco di Carlo Magno riuscì a sconfiggere definitivamente i Longobardi e, con la conferma della Promissio Carisiaca fatta da suo padre Pipino il Breve, donò la parte settentrionale della regione al Papa creando lo Stato della Chiesa. La parte Sud rimane nel Ducato di Spoleto. Nel IX secolo vi furono varie incursioni, con devastazioni e saccheggi, di Unni, Saraceni e Normanni che però non si stanziarono nel luogo.

Nell'XI secolo si diffonde nella regione il fenomeno dei liberi comuni autogestiti che poco a poco iniziarono a fronteggiarsi fra loro per il predominio sui luoghi circostanti. Le città erano governate, in un primo tempo, da un consiglio di Anziani, poi, dal XII secolo circa, in molti casi a prendere il potere è una singola persona: il Podestà.

Nel 1213 Bonconte I da Montefeltro riceve dall'imperatore il potere sulla città di Urbino. Iniziano così a prendere il potere le grandi famiglie, tra cui i Malatesta, i Da Varano a Camerino, ed altre come i Gentile da Mogliano a Fermo, i Clavelli a Fabriano, gli Smeducci a San Severino Marche, i Brancaleoni a Casteldurante.

Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Queste nuove regole prevedevano nelle Marche cinque città maggiori: Ancona, Ascoli Piceno, Camerino, Fermo ed Urbino; nove città grandi: Cagli, Fabriano, Fano, Fossombrone, Jesi, Macerata, Pesaro, Recanati e San Severino Marche; oltre a 22 città e terre mediocri, 26 città e terre piccole e 13 terre minori. Tra il 1373 ed l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione.

Nel dicembre 1433 Francesco Sforza invade il territorio marchigiano partendo da Jesi e solo nel 1447 la Chiesa riuscì a riprendere il controllo.

Il 15 gennaio 1458 fu fondato ad Ascoli Piceno il primo monte di pietà, ed in poco tempo altri ne aprirono in diverse città. Questi istituti, assieme alle banche, che avevano fini diversi, potevano soddisfare le esigenze economiche della popolazione di diversi ceti sociali.

Durante il Cinquecento il fenomeno del brigantaggio colpì la regione, rendendo insicure gran parte delle terre, e venne debellato solo con l'istituzione del Regno d'Italia. Sul finire del secolo, tra il 1587 ed il 1593, una grave carestia colpi le Marche.

Stato della Chiesa

Con la fine della dinastia dei Della Rovere nel 1631 anche il Ducato di Urbino entra nei possedimenti della Chiesa che da questo momento avrà il controllo diretto di tutta la regione. Il territorio era diviso in diverse provincie, tra cui la marca anconitana, lo stato di Urbino e quello di Camerino, il Presidiato di Montalto ed i territori di Loreto, Ascoli Piceno e Fermo.

Nel XVIII secolo le scuole cristiane e gli oratori ebbero una parte rilevante nell'alfabetizzazione delle masse popolari, anche attraverso l'obbligo della catechesi. Nonostante questo la proliferazione culturale è pressoché assente, infatti grandi artisti e letterati come ad esempio Rossini, Spontini e Lanzi si trasferirono in altre zone d'Italia o all'estero, in quanto mancava nella regione un centro culturale.

Durante il Settecento e fino alla metà del secolo successivo molte malattie epidemiche, come peste e tifo, colpiscono la parte povera della popolazione a causa delle insufficienti condizioni igieniche e dalla poca disponibilità di cibo. Gli abitanti con maggiori disponibilità economiche e soprattutto con la possibilità di spostarsi in altri luoghi hanno risentito poco di queste malattie.

Nel 1796 l'esercito francese, guidato dal generale Bonaparte, entra nelle Marche, ma pochi mesi dopo con il trattato di Tolentino la regione torna fra i possedimenti della Chiesa in cambio di denaro ed opere d'arte. Questa fu solo la prima delle spoliazioni operate da parte dei francesi nelle chiese locali. Ma sarà l'unica conseguenza, nello stesso anno nasce la Repubblica anconitana ed altre città insorgono contro il potere papale attratti dalle nuove idee rivoluzionarie di Liberté, Égalité, Fraternité. Con la nascita della Repubblica Romana le Marche vengono divise nei dipartimenti del Metauro (Ancona), del Musone (Macerata) e del Tronto (Fermo). In pochi anni avvengono molti capovolgimenti di potere fra la Francia e lo Stato della Chiesa. Nel 1813 Gioacchino Murat, Re di Napoli, occupa la regione fino alla battaglia di Tolentino dove vince l'esercito austriaco e le Marche ritornano allo Stato Pontificio, definitivamente fino all'Unità d'Italia, divisa fra le delegazioni di Urbino, Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno e Camerino. In questo breve periodo di dominio napoletano si diffondono le idee della Carboneria, nel 1817 infatti avvengono i primi arresti per sovversione nella provincia di Macerata. Nel corso degli anni sono sempre di più le città in cui crescono tumulti, come Pesaro, Ascoli Piceno e Jesi. Nel febbraio 1831 in quasi tutta la regione dei moti popolari, guidati dal generale Giuseppe Sercognani, riescono a scacciare il delegato apostolico e creare un governo cittadino, ma già il mese successivo il Papa riesce a recuperare i territori, grazie ancora una volta all'esercito austriaco. Ma questa breve esperienza fa crescere ancora di più la voglia di uno stato italiano.

L'Unità d'Italia

Nel 1860, con la battaglia di Castelfidardo, le Marche escono definitivamente dallo Stato Pontificio prossimo alla scomparsa, e con il plebiscito del 4 e 5 novembre 1860 entrano nel Regno d'Italia con Regio Decreto del 17 dicembre 1860.

La regione è divisa nelle quattro provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino, e quindi con la soppressione delle delegazioni pontificie di Camerino e Fermo. Ulteriore modifica su l'aggregazione di Gubbio nella provincia di Perugia, mentre finora era compresa nei territori di Pesaro e Urbino.

Molte sono le novità degli ultimi anni del XIX secolo: con la libertà di stampa nascono i primi giornali come il Corriere delle Marche; migliorano le condizioni igieniche con la costruzione di fognature, ma le attività economiche sono ancora poco redditizie rispetto la media nazionale.

All'inizio della prima guerra mondiale i porti marchigiani furono subito colpiti da bombardamenti, in seguito non ci furono più danni nel territorio, ma molti marchigiani partirono per il fronte, come ricordano le numerose lapidi presenti anche nel più piccolo borgo della regione.

Finita la guerra, già il 4 agosto 1922 l'intera regione è sotto il controllo delle squadre fasciste nell'indifferenza delle autorità civili e religiose. Fu costruito anche un campo di concentramento a Serra San Quirico.

Con l'inizio della seconda guerra mondiale le idee antifasciste iniziano a diventare più concrete. Nell'estate 1943 iniziano i primi bombardamenti sulla regione e dopo l'armistizio dell'8 settembre anche l'occupazione tedesca. Alle pendici dell'Appennino molti partigiani svolgono manovre di sabotaggio contro gli invasori. Nella primavera 1944 la regione diventa confine con la costituzione della linea gotica poco sopra Pesaro e corrispondeva all'incirca al percorso del Foglia; il territorio regionale diventa un campo di battaglia. L'esercito alleato, proveniente da sud, entra ad Ascoli Piceno il 18 giugno 1944 ed il 25 agosto si trovano a ridosso della linea gotica; inizia un'aspra battaglia fino al 3 settembre quando le truppe tedesche lasciano Pesaro: l'intera regione è stata liberata.

Con il referendum istituzionale del 1946 nasce la Repubblica Italiana.

Nel settembre 1997 ci fu il terremoto di Umbria e Marche che causò molti danni nei centri appenninici della regione.

Nel 2004 è stata istituita la nuova provincia di Fermo che diverrà operativa nel 2009.



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